Gli insegnamenti di Le BonPiero Gobetti e Carlo Rosselli hanno spiegato che fa parte della psicologia degli italiani la necessità di avere un padreterno capace di risolvere iproblemi che altri popoli risolvono con il metodo e con l'impegno. Gli oppositori del fascismo si trovarono però di fronte a un nemico grande e pericoloso: il Duce infatti non era solamente un leader politico, ma il diodi una religione pagana. Che cosa poteva la ragione contro la fede? Che cosa poteva il dubbio di fronte alla "verità assoluta"? Il Duce era, nella mentalità degli italiani, il protagonista di un'avventura che sembrava promettere un grande e luminoso futuro. Anche se quel futuro era costato qualche testa rotta, la figura provvidenziale del Duce si stagliava in tutta la sua grandezza. Il particolare rapporto di Mussolini con le masse fu influenzato, com'egli stesso ebbe a confessare, dall'opera di Gustave Le Bon, studioso francese che, con la "Psicologia delle folle", diede un determinante contributo alla comprensione del "carattere" delle masse e alle strategie di persuasione per dominarle. Mussolini comprese che, nella sua epoca, le folle, come scrisse per l'appunto Le Bon, rappresentavano per la prima volta un'immensa potenza. Egli le utilizzò dunque per ottenere quel consenso che lo avrebbe sostenuto così a lungo. Mussolini aveva innate le caratteristiche che distinguono il "bravo dittatore", ovvero la capacità di immedesimarsi nel suo popolo, di assecondarlo nei suoi bisogni e di stimolarlo nei suoi desideri. Di notevole intuito e fiuto politico, egli rappresentò inoltree finalmente "l'uomo forte", di cui gli italiani sentivano una grande necessità dopo la drammatica esperienza della 1a Guerra Mondiale. Mussolini era l'uomo d'azione in grado di imprimere finalmente al paese, dopo tante incertezze, una svolta decisiva verso il benessere e il progresso. Mussolini, grazie a sensibilità e intuito non comuni, sapeva cogliere gli umori più sottili del popolo ed era in grado di dare le risposte che il popolo stesso si aspettava. In questo egli sembrò aver assimilato alla perfezione le teorie di Le Bon. In "Psicologia dellefolle" lo studioso definisce per la prima volta le caratteristiche dell emasse: la più saliente è il desiderio inconscio alla sottomissione e il bisogno di essere guidate da un capo. La folla non possiede idee proprie in quanto gli uomini riuniti in essa perdono la loro individualità e la loro personalità cosciente: ciò determina un affievolimento delle capacità critiche, mentre si sviluppa un forte senso d'appartenenza a una identità collettiva. Di conseguenza la massa tende ad assimilare idee già fatte, specie se esse hanno una forte componente ideale e una carica di profonda suggestione: la massa è, per sua natura, dominata dall'inconscio e dall'impulsività. Le Bon delinea anche le caratteristiche del capo: dev'essere innanzituttoun uomo d'azione e non di pensiero, perchè la riflessione tende al dubbio e quindi all'inazione. Dev'essere dotato di grande volontà e sorretto da un'ideale o da una fede incrollabile: questo esercita sulle masse una grande forza di attrazione e coinvolgimento. Idee semplici, affermazioni concise, proclamate ripetutamente, sono i principali strumenti di persuasione che si basano sulla facilità di assimilazione. Le idee semplici favoriscono la loro diffusione per "contagio". Affermazione, ripetizione e contagio sono gli elementi che contribuiscono a dar lorocredibilità e prestigio. Il prestigio è anche la molla più forte di ogni potere. Il prestigio personale di un capo esercita un fascino magnetico e determina nello stesso tempo un'autorevolezza che non si prestaa contestazioni. Mussolini era un oratore di consumata abilità. La sua forza comunicativa si basava su frasi brevi, pronunciate con tono oracolare e trionfalistico. Faceva un grande uso di metafore, di terminologie militari (ferro, fuoco,spada, moschetti, baionette, navi, cannoni) e spiritualistiche (fede,ideale, sacrificio, credere, martire, missione, comunione). Proclamava isuoi discorsi con brevi periodi, con martellante ritmo ternario (nessuno/può/smentirmi!) e con un continuo ricorso all'antitesi ("Voi oggi mi odiate, perchè mi amate ancora"). Il suo lessico era povero, e tuttavia ricco di enfasi, di pause sapienti, di richiami eroici e patriottici, e di genericità esaltanti proiettate in un indeterminato futuro, e proprio perquesto difficilmente verificabili.

 

 

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